Il welfare aziendale: Welfare il valore aggiunto per l’azienda

Il welfare aziendale: Welfare il valore aggiunto per l’azienda

Welfare, la persona, il professionista: il valore aggiunto per l’azienda

Negli ultimi anni il Welfare italiano si è evoluto, aprendo a prospettive di sviluppo per aziende e dipendenti.

Sappiamo che il nostro sistema sanitario e previdenziale è erogato tramite i contributi previdenziali, versati dal datore di lavoro e dai dipendenti (tramite le poste dirette IRPEF e IRAP) e da gettito fiscale generale (imposte indirette, IVA, accise carburante).

Il modello attuale, in ambito sanitario, prevede: la sanità pubblica, la sanità collettiva integrativa (mutualità volontaria) e la sanità individuale, ossia l’autotutela personale avverso la sottoscrizione di polizze/prodotti assicurativi.

In questo scenario c’è da tenere presente però, che i progressivi tagli alla spesa pubblica e l’incremento della spesa sociale privata hanno creato un incremento del bisogno di prestazioni integrative.

Il comparto assicurativo in tema di infortuni e malattia vede tre grandi attori a cui le persone e le aziende possono associarsi: le società di mutuo soccorso (mutue sanitarie), i fondi (integrativi e negoziali) e le casse di assistenza.

Tutte comprendono vantaggi fiscali sia per le aziende sia per i lavoratori.

A fronte di una crisi del welfare nazionale parallelamente si è sviluppato il Welfare aziendale.

Il Welfare aziendale è l’insieme delle iniziative di natura contrattuali o unilaterali da parte del datore di lavoro volte a incrementare il benessere del lavoratore e della sua famiglia attraverso una diversa ripartizione della retribuzione.

Il welfare aziende, quindi, mette a disposizione dei dipendenti una serie di servizi, un catalogo vario, tra cui, per citare alcuni esempi: la nursery per i figli dei dipendenti, l’iscrizione in palestra, buoni per acquisti, buoni benzina, corsi di lingue, viaggi, spese scolastiche per i figli, ma il catalogo include anche polizze e fondi pensione, ad esempio se non si utilizzano determinati servizi, la somma può essere destinata a un fondo pensione.

Il principio cardine è di poter fornire maggior benessere e sicurezza al lavoratore.

Il Welfare aziendale è entrato nella contrattazione collettiva, è diventato un benefit aggiuntivo a volte come opportunità per compensare mancati aumenti salariali, creando un’offerta di servizi da società terze per rispondere a quanto stabilito dalla contrattazione.

Si avranno quindi diversi tipi di welfare aziendale:

  • per finanziamento diretto sarà quello per contrattazione individuale con datore di lavoro;
  • per contrattazione sociale (contratti nazionali, territoriali, aziendali e regolamenti interni);
  • per conversione premio: con adesione PDR, ossia andrà a sostituire il premio di risultato.

Il ruolo delle Piccole e Medie Imprese è diventato fondamentale per lo sviluppo del welfare aziendale.

Per le aziende rappresenta un rafforzamento della propria reputazione, la fidelizzazione dei propri dipendenti, il miglioramento produttivo, e un’ottimizzazione del costo del lavoro attraverso la tutela e la valorizzazione della forza lavoro.

Per i dipendenti agevola la conciliazione della vita privata e lavoro che porterà a un conseguente miglioramento produttivo e alla fidelizzazione verso il datore di lavoro che ha a cuore il loro benessere.

Per l’azienda non si tratta di mera filantropia ma di un investimento che incide sui risultati aziendali, il welfare da bene al business e alle persone.

Nel 2017/2018 c’è stato un incremento del 26% di previdenza integrativa, del 46% di polizze assicurative e di un 39% di altri servizi alle famiglie. Lombardia e Veneto sono le regioni con un maggior numero di contratti territoriali (Fonte Welfare Index PMI). E gli accordi aziendali con contenuto di Welfare sono il 33% del totale a livello nazionale (fonte OCSEL- CISL).

Nel CCNL di ogni settore sono infatti state introdotte delle novità in tema di welfare aziendale, questo rappresenta il primo livello nazionale mentre il secondo livello è aziendale ossia un accordo interno di welfare.

Se guardiamo al settore delle coperture sanitarie, le alternative all’assistenza sanitaria sono il rimborso diretto, la polizza collettiva e l’adesione cassa e possono essere decisi in CCNL, come accordo o nel regolamento aziendale.

Nel piano di welfare aziendale (in esecuzione contrattazione sociale) l’azienda concede somme aggiuntive rispetto alla retribuzione ordinaria ed eventuali altri premi alla generalità della popolazione e o categorie omogenee per volontà unilaterale o in esecuzione di quanto stabilito nella contrattazione sociale. (categorie civilistiche o categorie omogenee)

Il mondo della tutela assicurativa deve fare oggi i giusti passi verso il mondo azienda.

I prodotti di welfare aziendale saranno quindi progettati calcolando l’impatto amministrativo e fiscale e la convenienza economica delle soluzioni. Si andrà poi a comunicare l’impatto economico della proposta.

Sarà importante valorizzare i piani di welfare comunicando ai dipendenti e chiedendo un risconto e il gradimento.

Per orientare le aziende su quali interventi di welfare aziendale potrebbero essere utili è importante fornire proposte guidate.

È importante che il professionista assicurativo illustri alle aziende i vantaggi, per esempio i vantaggi fiscali, il potenziale incremento della produttività aziendale, che si possono conseguire attraverso misure di welfare aziendale.

Per le aziende offrire misure di welfare aziendale significa aumentare il compenso dei dipendenti a parità di costo sfruttando considerevoli vantaggi fiscali.

Il Welfare aziendale rappresenta il nuovo pilastro della retribuzione che introduce servizi a sostegno del collaboratore, vantaggi fiscali sia per l’azienda sia per il dipendente.

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